La Corte di Giustizia europea ha emesso una decisione che è probabilmente destinata a cambiare molte cose nella rete: secondo i giudici di Lussemburgo anche se le opere illecite sono messe online da utenti di una piattaforma di condivisione, i suoi amministratori svolgono un ruolo imprescindibile nella messa a disposizione di tali opere e come tale violano il copyright.

Il caso riguarda la nota piattaforma “The Pirate Bay” ma gli effetti della decisione sono destinati a creare un certo caos tra le piattaforme di condivisione. Per la Corte, infatti, la fornitura e la gestione di una piattaforma di condivisione online di opere protette può costituire una violazione del diritto d’autore anche se le opere di cui trattasi sono messe online da utenti della piattaforma di condivisione, i suoi amministratori svolgono un ruolo imprescindibile nella messa a disposizione di tali opere.

Nella sentenza, la Corte stabilisce che la fornitura e la gestione di una piattaforma di condivisione online devono effettivamente essere considerate un atto di comunicazione al pubblico ai sensi della direttiva copyright. Essa ricorda anzitutto la sua giurisprudenza precedente in materia, da cui risulta che, in linea di principio, ogni atto con cui un utente dà, con piena cognizione di causa, accesso ai suoi clienti ad opere protette può costituire un «atto di comunicazione», ai sensi della direttiva.

ThePirateBay

Nel caso di specie, è pacifico che opere protette dal diritto d’autore sono messe, mediante ‘The Pirate Bay’, a disposizione degli utenti di tale piattaforma, di modo che questi possono accedervi dal luogo e nel momento che scelgono individualmente. Pur ammettendo che le opere di cui trattasi sono state messe online dagli utenti, la Corte sottolinea che gli amministratori della piattaforma svolgono un ruolo imprescindibile nella messa a disposizione di dette opere. In tale contesto, la Corte menziona l’indicizzazione dei file torrent da parte degli amministratori della piattaforma, affinché le opere a cui tali file torrent rinviano possano essere facilmente localizzate e scaricate dagli utenti.

Inoltre ‘The Pirate Bay’ propone, in aggiunta a un motore di ricerca, una suddivisione in categorie, a seconda della natura delle opere, del loro genere o della loro popolarità. Gli amministratori provvedono peraltro ad eliminare i file torrent obsoleti o errati e a filtrare in maniera attiva determinati contenuti. Dalle osservazioni presentate alla Corte risulta altresì che tale piattaforma sarebbe utilizzata da un numero considerevole di persone (sulla piattaforma di condivisione online si indicano al riguardo diverse decine di milioni di utenti). Gli amministratori di ‘The Pirate Bay’ sono peraltro stati informati del fatto che la loro piattaforma dà accesso ad opere pubblicate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti.

Inoltre, gli stessi amministratori manifestano espressamente, sui blog e sui forum disponibili sulla piattaforma, il loro obiettivo di mettere a disposizione degli utenti opere protette, incitando questi ultimi a realizzare copie di tali opere. In ogni caso, dalla decisione dello Hoge Raad risulta che gli amministratori di ‘The Pirate Bay’ non possono ignorare il fatto che tale piattaforma dà accesso ad opere pubblicate senza l’autorizzazione dei titolari di diritti.

Infine, la messa a disposizione e la gestione di una piattaforma quale ‘The Pirate Bay’ sono realizzate allo scopo di trarne profitto, dal momento che tale piattaforma genera, come risulta dalle osservazioni presentate alla Corte, considerevoli introiti pubblicitari. La decisione europea in realtà contiene molti spunti già accennati nella sentenza della Corte di Cassazione italiana proprio su Pirate Bay, assunta ormai qualche anno fa.

Ora è chiaro che l’impatto della storica decisione avrà sui modelli di business in rete è tutto da verificare ma non si può non guardare con attenzione al dibattito in corso a Bruxelles per la revisione della direttiva e la proposta di modificare l’assetto giuridico di piattaforme che svolgono un ruolo attivo e di indicizzazione di user generated content, quali ad esempio YouTube.