Luca lavora in discografia da 24 anni, è entrato in Sony Music Italy nel 2006 ed oggi è direttore marketing del repertorio internazionale.

“Ho iniziato in un contesto artistico, di mercato e di comunicazione totalmente diverso da quello attuale.

L’esperienza mi ha insegnato che in questa professione gli elementi imprescindibili sono due: prima di tutto l’urgenza di guardare attraverso la musica per trovarci qualcosa che faccia la differenza, per me che cerco di diffonderla con tutti i mezzi a mia disposizione e per chi la musica la vive, la consuma, ne gode, sotto qualsiasi forma; e la curiosità di cambiare continuamente, di mettersi in discussione per capire meglio chi e cosa ci circonda, senza rimanere ancorati ad un unico modello di comportamento, di interpretazione, di comunicazione e in’ultima analisi, di business. Lungo il mio percorso professionale, l’elemento che più ha modificato e rinnovato il modo di lavorare è stato senza dubbio lo sviluppo delle piattaforme digitali social, che ha reso possibile instaurare un rapporto con il pubblico che precedentemente non esisteva: il pubblico non più inteso come semplice destinatario di una comunicazione, ma come un “media” a tutti gli effetti, in grado di comunicare ed amplificare un messaggio, darti dei feedback, addirittura guidare alcune scelte. Pubblico che si può rendere concretamente parte attiva di un progetto”.

I cambiamenti che hanno interessato la musica negli ultimi anni si sono ovviamente riflettuti nei processi lavorativi con cui Luca si è confrontato.

“Il marketing in discografia si è arricchito e diversificato enormemente introducendo nuovi ruoli e attività: social media management, CRM, community building, viral marketing etc, sono termini che corrispondono ad opportunità che in passato non esistevano. L’esempio più eclatante di questo processo di cambiamento, per Sony e per tutto il mercato italiano, è certamente rappresentato da One Direction, la pop band più importante ed influente del mondo, alla quale corrisponde una community di fan dalle dimensioni enormi che Sony Music Italy gestisce in toto fin dall’inizio dello sviluppo della carriera della band.

Questo ha permesso al progetto di crescere fin da subito senza il supporto dei media tradizionali, ma essenzialmente grazie alla crescita esponenziale delle attività online su Twitter, Youtube, Facebook e da ultimo, Instagram. La nostra capacità di coordinamento, gestione, confronto, dialogo continuo con il “fandom” ci ha permesso di capire in anticipo ciò che stava per succedere o ciò che sarebbe stato meglio attuare per lo sviluppo del progetto stesso.

Solo dopo una prima fase di lavoro, i media tradizionali hanno cominciato a contribuire allo sviluppo del successo di One Direction in Italia (come nel mondo), nel momento in cui il fenomeno aveva assunto delle proporzioni e una rilevanza direi generazionale e di costume. L’opportunità di lavorare fianco a fianco con i teenagers, oltretutto, è impagabile perché i loro slanci naturali di creatività, entusiasmo, irriducibilità, sono vera e propria linfa vitale per il questo lavoro”.

La rivoluzione digitale non ha sostituito il modo tradizionale di lavorare nel mondo discografico, ma ha generato l’opportunità di creare processi nuovi, frutto dell’esperienza unita all’innovazione.

“L’importanza di ciò che nasce e si sviluppa in ambito digitale è rilevante anche perché può dare nuova vita a ciò che accade offline: è il crossover fra gli elementi tradizionali e classici del marketing discografico e quelli digitali che può riservare le sorprese maggiori. Saper miscelare attività di promozione e comunicazione locale con una buona gestione delle piattaforme digitali, che permettono un’amplificazione enorme del messaggio, può essere una chiave di svolta.

Due esempi a mio giudizio illuminanti sono stati le campagne di lancio dei recenti album dei Daft Punk e dei Kasabian: in entrambi i casi si è partiti da idee di impostazione “classica” rivisitate in chiave “social”: il video di presentazione dei Daft Punk proiettato a sorpresa su uno schermo al Coachella Festival, così come le classiche affissioni pubbliche (un tempo così frequenti in discografia) che riportavano l’immagine dei due caschi con una data, hanno rimbalzato immediatamente in ogni angolo del mondo grazie a milioni di persone che ne hanno postato, commentato, condiviso, contribuendo immediatamente alla creazione di un’irresistibile attesa verso la pubblicazione dell’album.

Altrettanto semplice è stata l’idea di un tram rosa shocking itinerante nel quale a Milano i Kasabian hanno incontrato non solo i media ma anche i fan, e la creazione di un hashtag come #attaccatialtram che si è immediatamente diffuso online come un tratto distintivo dello stile della band e ha permesso di rendere “globale” un’attività di promozione “locale” raggiungendo i fan in tutta Italia”.

Lavorare in Sony Music Italy, può rappresentare anche un’eredità veramente particolare.

“Lavorare sul repertorio internazionale di Sony Music rappresenta un’occasione irripetibile per essere a contatto con la storia della musica e della discografia mondiale: nomi e carriere come quelle di Bruce Springsteen, AC/DC, Dylan, Bowie, Pharrell, Depeche Mode, Beyonce, Foo Fighters, Alicia Keys e molti altri rappresentano tappe irripetibili della storia della musica. Quando alcuni di questi artisti sono poi in grado di darti segnali fortissimi e “visionari” attraverso la musica, ma anche le immagini e la strategia di comunicazione, allora il lavoro diventa un vero onore, oltre che una sfida continua. E’ stato il caso dell’ultimo album di David Bowie “The Next Day”, per il quale abbiamo interpretato un modello di comunicazione “disruptive” ideato dallo stesso Bowie e “customizzato” da ogni singolo paese: si è trattato di selezionare una serie di immagini rappresentative del contesto sociale, culturale e di costume del proprio paese, con le quali produrre billboard o banner (quindi comunicazione sia offline che online) dove tali immagini venivano coperte parzialmente da una sorta di sticker identico a quello della copertina dell’album con la scritta “The Next Day”. Un modo diverso per comunicare l’uscita di un album e immaginare cosa potesse “esserci dopo, oltre, più avanti”, cioè esattamente quello che Bowie ha fatto nel corso di tutta la sua carriera. Questa è la logica, il motore che anima il mio lavoro: avere sempre una visione e cercare di coinvolgere più persone possibile in essa”.