Musica, lo scontro sull’intelligenza artificiale sarà decisivo per l’industria del copyright

25 mar 2025 17:19 25 marzo 2025

L’industria musicale si trova per l’ennesima volta di fronte ad una rivoluzione tecnologica che con tutta probabilità ridisegnerà l’intera filiera. L’AI generativa corre a una velocità mai vista nelle precedenti innovazioni e molte aree del settore saranno fortemente impattate, con effetti economici anche rilevanti.

Tre sono i fronti aperti che necessitano di costruire uno scenario sostenibile in questa rivoluzione, in modo da accompagnare titolari dei diritti e start-up innovative verso soluzioni di mercato.

Il regolamento europeo (AI Act), con il Codice di buone pratiche EU in una fase di complessa negoziazione a Bruxelles, la consultazione nel Regno Unito sulla normativa britannica in materia di AI e la posizione dell’amministrazione Trump in materia, dopo l’eliminazione degli executive order del presidente Biden e la nuova iniziativa dell’AI Action Plan. I tre scenari sono assolutamente correlati, soprattutto perché vedono la grande offensiva delle aziende USA che stanno dietro alla rivoluzione dell’AI generativa.

La posizione delle piattaforme è chiara. Dopo aver rastrellato indiscriminatamente i contenuti protetti da copyright, vorrebbero evitare qualsiasi forma di accordo o licenza invocando potenziali limiti all’espansione della tecnologia. Lo hanno scritto nelle posizioni rappresentate di recente al Governo USA, in risposta alla consultazione sull’AI Action Plan dell’amministrazione.

OpenAI e Google hanno attaccato duramente l’attuale impianto delle leggi sul copyright. Entrambe le società hanno affrontato il tema dell’utilizzo di materiale protetto da proprietà intellettuale. Google, nella submission, ha sostenuto che le eccezioni per il “fair use” e di “text-and-data mining” sarebbero fondamentali per lo sviluppo dell’AI e l’innovazione scientifica. Come OpenAI, Google vuole ottenere il diritto di addestrare i suoi modelli su dati pubblici, anche se coperti da copyright, senza restrizioni. La giustificazione sarebbe la gara in corso con la Cina, ritenuta strategica per gli Stati Uniti.

OpenAI ha colto anche l’occasione per attaccare la regolamentazione europea che offre ai titolari dei diritti la possibilità di scegliere di non utilizzare automaticamente le loro opere per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. OpenAI ha esortato l'amministrazione Trump a "impedire ai Paesi meno innovativi di imporre i loro regimi legali alle aziende americane di intelligenza artificiale e rallentare il nostro tasso di progresso".

Le posizioni espresse negli Stati Uniti puntano, come vediamo, a contrastare le regole fissate dai trattati internazionali, ad esempio il three-step-test, che fissano i paletti nell’uso commerciale di contenuti protetti. La sfida lanciata alla regolamentazione EU è parte di una strategia che punta a lasciare mano libera alle aziende tech e va assolutamente contrastata. La Commissione EU si trova evidentemente sotto pressione dopo che l’Europa ha emanato la prima grande regolamentazione a livello globale. L’Europa è la seconda economia del mondo e le regole in vigore, come il DSA e il DMA, oltre alle norme sulla privacy, risultano poco digeribili dalle aziende tecnologiche americane che puntano al sostegno di Trump per evitare di sottostare a dettami normativi che ritengono troppo vincolanti.

Lo scontro sull’intelligenza artificiale sarà decisivo per l’industria del copyright. L’attuale situazione in EU è ben rappresentata dallo stallo a livello del citato Codice. Come è noto, la normativa UE sul copyright richiede l'autorizzazione per l'uso di contenuti protetti da copyright, anche quando utilizzati per sviluppare modelli di IA, a meno che non si applichi un'eccezione.

Un obiettivo chiave dell'AI Act era quello di fornire ai titolari dei diritti strumenti che li aiutassero a esercitare e far rispettare i propri diritti affrontando i casi di evidente mancanza di aderenza alle norme esistenti da parte dei fornitori di IA generativa, in particolare richiedendo ai fornitori di IA di mettere in atto misure per conformarsi alla legge UE sul copyright e fornire un riepilogo sufficientemente dettagliato del contenuto utilizzato per la formazione. Ciò è stato riconosciuto dai legislatori UE come un mezzo chiave per supportare lo sviluppo dell'IA in Europa, proteggendo al contempo i settori creativi dell'UE.

La terza bozza del Codice di condotta fallisce questo obiettivo e si allontana in modo significativo dagli impegni previsti. La sua adozione comprometterebbe gli obblighi previsti dall'AI Act, ponendo l'asticella così in basso da non garantire più che i fornitori di IA rispettino la legislazione dell'UE.

La bozza esistente porterebbe a una maggiore incertezza giuridica sia per i titolari dei diritti sia per i fornitori di IA. Rischia di fornire false garanzie ai fornitori di IA su ciò che è necessario affinché adempiano ai propri obblighi legali ai sensi sia della legislazione UE sul copyright sia dell'AI Act. Allo stato attuale, la bozza non garantirebbe la conformità a entrambi. È assolutamente necessario che il Parlamento EU, che ha scritto l’AI Act e che ha il compito di monitorare l’applicazione e gli Stati membri, si rendano conto del rischio.

La situazione in Europa è poi ulteriormente complicata anche dalla bozza di legislazione britannica, che ha portato ad una vera sollevazione da parte di tutto il settore dei contenuti, con addirittura la pubblicazione di un album silenzioso da parte di una decina di cantati e disponibile su Spotify, per provare quanto dannoso sarebbe un mercato dominato solo dalla musica realizzata senza il contributo umano.

Quello che è fondamentale in questo momento è la necessità di individuare una piattaforma legale, basata sulle leggi esistenti, per consentire di sviluppare adeguate licenze. Gli sviluppatori e i distributori di IA devono ottenere licenze appropriate per qualsiasi opera protetta da copyright che utilizzano per addestrare i loro modelli di IA e un'autorizzazione appropriata se utilizzano il nome, l'immagine, la somiglianza o la voce di una persona in relazione a tale addestramento. Coerentemente con le direttive europee e le leggi esistenti anche negli Stai Uniti e i principi del libero mercato, queste licenze dovrebbero essere negoziate senza regolamentazione e nel libero mercato per garantire un valore equo e la competitività economica.

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